Investment Insights

Volatilità valutaria: può essere bassa, ma non è a basso costo

Rafael Zielonka
8 gennaio 2020

Il fair value della volatilità delle valute riflette le attuali condizioni del mercato.

La volatilità delle valute (FX) si è mossa al ribasso, dato il contesto prevalente di relativa stabilità, e rimane modesta rispetto ai livelli storici. Alcuni investitori hanno affermato che la volatilità complessiva delle valute è su livelli economicamente convenienti, ma non siamo d’accordo. I principali fattori trainanti delle valute e a loro volta, della volatilità delle valute, sono gli interventi delle banche centrali, l’andamento dell’inflazione, la crescita economica relativa insieme ai flussi di capitale concomitanti e i fattori geopolitici.

Le banche centrali dei mercati sviluppati (MS) di tutto il mondo hanno fatto il massimo per comunicare in maniera chiara la politica monetaria e le indicazioni prospettiche. Il loro obiettivo è stato sostenere la stabilità macroeconomica e dei mercati finanziari. Dopo un periodo di crescita economica stagnante che ha costretto le banche centrali spingersi ai limiti di una politica monetaria espansiva, la crescita globale contenuta ma resiliente e l’inflazione moderata hanno condotto le banche centrali di tutto il mondo, tra cui la Fed, la BCE, la BoJ, la BoC, la RBA, la RBNZ ed altre ancora, a un bivio cruciale con una notevole difficoltà nell’attuare ulteriori interventi. Inoltre, i banchieri centrali hanno scoperto che la politica accomodante implica anche una diminuzione dei risultati: ogni ulteriore intervento di complessità monetaria genera anche un impatto minore rispetto ai precedenti. La volatilità del mercato valutario riflette attualmente sia gli interventi precedenti che le banche centrali hanno effettuato per gestire i rischi di ribasso, sia il fatto che i margini di manovra sono sempre più ristretti.

Contemporaneamente, i mercati obbligazionari globali si sono assestati su rendimenti più bassi. I tassi reali sono prossimi a zero, nei casi migliori, se non prevalentemente negativi, mentre l’inflazione stenta a riportarsi su livelli significativi. Questi tassi depressi e le curve di rendimento piatte hanno contribuito a sostenere la resilienza e la stabilità della crescita globale, sebbene a livelli minori di quelli ideali. Inoltre, poiché i tassi nominali negli Stati Uniti sono rimasti tra quelli più elevati nei mercati sviluppati e le aspettative di crescita negli Stati Uniti sono rimaste indubbiamente interessanti rispetto a quelle di altri Paesi dei MS, l’investimento finanziario ha continuato a fluire negli Stati Uniti dalle altre aree geografiche, ma il rischio valutario non è stato coperto, a causa dei notevoli costi in termini cambi sopravvalutati. Questi fattori hanno contribuito alla solidità e al valore relativamente stabile del dollaro statunitense rispetto ai cambi del G10.

Le amministrazioni politiche di tutto il mondo hanno fortemente voluto migliorare il vantaggio di crescita relativa dei loro rispettivi Paesi rispetto ai partner commerciali, ma con un costo in termini di tensioni geopolitiche. Sebbene la maggior parte dei Paesi non sia entusiasta della propria posizione globale tra le controparti, riteniamo tuttavia che sia stato raggiunto un equilibrio politico a breve termine, poiché qualsiasi escalation delle tensioni commerciali o dell’incertezza geopolitica sembra causare ulteriori difficoltà economiche e finanziarie alle economie e ai mercati che sono direttamente o indirettamente coinvolti. Nonostante esistano squilibri commerciali tra i Paesi del G10, la politica monetaria ha scarsa possibilità di essere brandita per combattere battaglie determinate da motivi politici. Inoltre, l’incentivo della Cina a mantenere stabili i cambi del paniere di valute CNY riflette la sua determinazione a raggiungere la stabilità nazionale e risolvere i timori geopolitici. L’attenzione della Cina alla gestione di un paniere di valute stabile contribuisce alla bassa volatilità ottenuta registrata nei mercati valutari. La consapevolezza delle tattiche di Trump nella guerra per il commercio di automobili europee come fonte di potenziale instabilità è importante, ma non riteniamo probabile un ritorno alle battaglie per lo squilibrio commerciale che hanno causato i problemi negli anni ’80 e ’90.

Le banche centrali dei MS attualmente hanno un orientamento attendista, la crescita globale si è attestata su un livello stabile ma sottotono e quella che sembra essere, almeno nel breve termine, una situazione di stallo a livello geopolitico e di politica commerciale, sono tutti elementi grazie ai quali la volatilità implicita del mercato dei cambi rimarrà probabilmente su livelli adeguatamente bassi. Pensiamo che solo quando si verificherà uno shock notevole o un cambiamento nelle condizioni prevalenti cesserà l’attuale regime di bassa volatilità dei cambi. Nel breve termine, sospettiamo che descrivere la volatilità valutaria come “economicamente conveniente” semplicemente perché in questo momento si trova ai minimi storici tenda a rappresentare erroneamente le condizioni prevalenti del mercato. Western Asset considera la volatilità delle valute “bassa ma corretta” in quanto riflette i contesti macroeconomici e geopolitici prevalenti. In ultima analisi, si possono individuare aree di opportunità all’interno dello spazio della volatilità valutaria e all’interno dell’asimmetria della volatilità (la differenza nel prezzo delle opzioni call rispetto alle put). Per la gestione di portafoglio, il team di Western Asset attualmente cerca di cogliere queste opportunità.

Figura 1: CVIX di Deutsche Bank

Fonte: Bloomberg, Deutsche Bank. Al 29/12/2019. Le performance passate non sono garanzia dei risultati futuri. Queste informazioni vengono fornite a scopo puramente illustrativo e non riflettono le performance di un investimento reale.


 

Definizioni:

Valuta estera (FX) si riferisce alle valute e ai tassi di cambio tra il dollaro statunitense e le altre valute.

Con mercati sviluppati (MS) si intendono i Paesi con un’economia solida, ben stabilita, che pertanto si ritiene offrano opportunità di investimento più sicure e stabili rispetto ai mercati in via di sviluppo.

I mercati emergenti (ME) sono nazioni con attività sociali o commerciali in una fase di rapida crescita e industrializzazione. A volte ci si riferisce a queste nazioni come paesi in via di sviluppo o meno sviluppati.

“Fed”, “BCE”, “BoJ”, “BoC”, “RBA” e “RBNZ” si riferiscono alle banche centrali degli Stati Uniti, dell’Unione Europea, del Giappone, del Canada, dell’Australia e della Nuova Zelanda

La curva dei rendimenti è la rappresentazione grafica della relazione tra i rendimenti sulle obbligazioni della stessa qualità di credito ma di scadenze diverse.

Il Gruppo del (G-10 o G10) si riferisce al gruppo di Paesi che hanno accettato di partecipare agli Accordi Generali per l’ottenimento di prestiti (General Arrangements to Borrow, GAB), un accordo per dotare il Fondo Monetario Internazionale (FMI) di fondi aggiuntivi per aumentare la sua capacità di prestito.

CNY, yuan cinese e renminbi si riferiscono alla valuta nazionale della Repubblica Popolare Cinese.

CVIX è il Currency Volatility Index di Deutsche Bank. Il CVIX misura la volatilità implicita dei mercati valutari. Pertanto, è una misura dell’aspettativa del mercato della futura volatilità delle valute e può essere utilizzata come riferimento del rischio.

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