Investment Insights

Aggiornamento settimanale: COVID-19

La ripresa della crescita globale nel 2021

Di Mel Bucher e Kimon Kouryialas
24 aprile 2020

Il FMI ultimamente ha previsto che la crescita del PIL mondiale nel 2021 potrebbe essere pari al 5,8%, ma dipenderà all’efficacia dei pacchetti di stimolo economico dei governi.
Nuovi casi giornalieri di COVID-19

Fonte: Wordwide; EDIC tramite Statista 2020. Dal 1° gennaio al 2 aprile 2020.

Come discusso in precedenza, stiamo aspettando di vedere prima una stabilizzazione e poi una diminuzione dei nuovi casi perché questo significherebbe che stiamo prendendo il controllo sul COVID-19 e sarebbe un punto di svolta per i Paesi che cominciano a far ripartire le loro economie. Il grafico precedente del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie1 mostra come sono progrediti questi numeri per le varie regioni.

È chiaro che il Nord America ha ormai raggiunto l’Europa per quanto riguarda la segnalazione di nuovi casi. Entrambe le regioni sono ormai ben oltre il picco registrato in Asia, con gli Stati Uniti in particolare che registrano tassi di contagio allarmanti, ormai quasi pari a un terzo di tutti i casi a livello mondiale. In entrambe le regioni, le misure adottate per controllare la pandemia sono state tardive e insufficienti. La situazione negli Stati Uniti è particolarmente preoccupante, data la reazione frammentaria che i governi dei vari Stati hanno opposto alla pandemia e vista l’assenza di uniformità a livello nazionale. Continuiamo a monitorare lo sviluppo di questi dati.

All’8 aprile, l’Europa aveva dichiarato 32.730 nuovi casi giornalieri, il Nord America 32.487 e il Medio Oriente 3.657. Il Sud America mostra un aumento significativo con 3.085 nuovi casi, mentre l’Oceania segnala una flessione significativa con 146 nuovi casi. Al 14 aprile, il tasso di crescita in nuovi casi in Cina è aumentato di nuovo a 79 casi, che sembrano essere importati, e in Corea del Sud a 25. Taiwan, che si è dimostrata estremamente efficace nel gestire la pandemia, ha riportato un totale di 393 casi, con 5 nuovi casi nelle ultime 24 ore. Tra i Paesi che forse solo ora iniziano a fare notizia troviamo l’India che, nonostante l’infrastruttura di test non ottimale, ha dichiarato 1.200 casi il 14 aprile, portando così il totale del Paese a 11.487, e anche la Russia che sembra finalmente affrontare il problema apertamente dichiarando 3.388 nuovi casi in questo giorno, arrivando a 24.490: è un grande aumento. (I dati specifici per Paese relativi al 14 aprile provengono dalla Johns Hopkins University2) Il Regno Unito solo ora sta iniziando a tenere conto delle persone che non sono morte negli ospedali e l’Office of National Statistics (ONS) ha annunciato dati importanti ma risalenti a due settimane fa che implicano una comunicazione sottostimata dei decessi correlati al COVID-19 del Paese circa dell’11%3.

Attività economica (Kim Catechis, Responsabile strategia di investimento)

Nel pieno di una crisi della sanità pubblica, i governi, le autorità mediche e gli investitori stanno ora cercando di individuare il momento giusto per iniziare a risolvere l’ovvio dilemma: dare priorità alla sicurezza sanitaria e assorbire i danni economici o cercare di camminare su una linea sottile tra il fare “il necessario” su entrambi i fronti. Purtroppo, la maggior parte dei governi ha smarrito l’iniziativa solo poche settimane dopo l’inizio di questa pandemia. Non serve a nulla ora cercare di mantenere attiva l’economia e far circolare la popolazione: ne deriverebbe una diffusione più rapida e più ampia delle infezioni, un aumento dell’assenteismo e una minore produttività, senza contare l’aumento dei costi sanitari, umani ed economici.

In alcuni ambienti questo non sembra ancora essere un punto di vista comunemente accettato, per cui il dibattito che ne deriva rallenta i tempi di risposta e va ad aumentare la gravità e la durata sia della pandemia che della recessione.

Roberto Azevedo, Direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (World Trade Organisation, WTO), in una sua dichiarazione di venerdì ha previsto un calo degli scambi commerciali tra il 13% e il 32%, a seconda dell’efficienza e della determinazione con cui i governi globali gestiscono il COVID-19 e rilanciano le loro economie. Per inquadrare la situazione, la crisi finanziaria globale del 2008 ha provocato un calo del 13% del commercio mondiale. Anche con pacchetti di stimoli superiori al 5% del PIL globale (come accennato nell’edizione della scorsa settimana), ci troviamo di fronte a una montagna da scalare.

Il quadro generale (Reece Birtles, Chief Investment Officer di Martin Currie Australia)

L’andamento della situazione in Australia dipenderà molto dalla velocità con cui si appiattirà la curva del COVID-19 e dalle ripercussioni del distanziamento sociale sull’attività economica.

Il governo australiano ha fornito un supporto significativo alle aziende e ai consumatori in questo periodo difficile, e l’Australia sembra avere una posizione molto più solida rispetto a molti Paesi del mondo.

Ci troviamo però in una situazione molto anomala in cui, per ridurre la trasmissione della malattia, il distanziamento sociale ha costretto l’economia a ridurre i livelli dell’attività circa del 70%, e questo provoca di fatto un’interruzione dei ricavi per molte aziende.

Ma la situazione è in fase di evoluzione. Il numero di casi in Australia sembra quasi sotto controllo, visto che ora i nuovi casi giornalieri sono piuttosto limitati, e ci aspettiamo che la necessità del distanziamento sociale si riduca, consentendo all’economia e alle imprese di recuperare durante il resto dell’anno. Potremmo anche aspettarci che la situazione non evolva allo stesso modo in tutti i Paesi, quindi i viaggi internazionali probabilmente saranno limitati per un certo periodo di tempo. L’Australia, essendo una grande isola, gode di alcuni vantaggi in questo scenario, ma il blocco dell’attività economica ha un impatto significativo sulla redditività delle aziende.

Non rimarremo per sempre in questa situazione e, man mano che migliorerà, le società si riprenderanno. Pensiamo che probabilmente il minimo del mercato sia già stato raggiunto a livello aggregato del più ampio mercato, ma la volatilità dei diversi titoli in futuro sarà significativa e inoltre sarà molto importante anche il modo in cui reagiscono alla situazione del COVID-19. In questo senso riteniamo che il peggio molto probabilmente sia passato per i mercati azionari.

Outlook e Strategia di investimento

Kim Catechis, Responsabile strategia di investimento

Il FMI ha pubblicato il suo World Economic Outlook di aprile 2020 e presenta uno scenario di base per l’economia mondiale ipotizzando una diminuzione del 3% del PIL per quest’anno e un recupero del 5,8% nel 2021. Il presupposto è che il COVID-19 venga messo sotto controllo e che i vari pacchetti di stimolo economico dei governi siano efficaci.

Fonte: Fondo monetario internazionale. World Economic Outlook April 2020. Le previsioni sono intrinsecamente limitate e non devono essere considerate come indicatori delle performance attuali o future. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri. Gli indici non sono gestiti e non sono disponibili per investimenti diretti. I rendimenti degli indici non includono le commissioni e gli oneri di vendita. Queste informazioni vengono fornite a scopo puramente illustrativo e non riflettono le performance di un investimento reale.

Nel mondo delle economie sviluppate, nel 2020 c’è poca variazione tra Paesi. Nel mondo dei mercati emergenti, il posto migliore è quello della Cina (+1,2%) e dell’India (+1,9%). I Paesi peggiori nei mercati emergenti (ME) sono il Messico (-6,6%) e il Sud Africa (-5,8%). A questo punto sono propenso a ritenere positivo questo scenario, con una tipica ripresa a “V” in breve tempo, anche se sono un po’ scettico sull’India, dato che siamo ancora proprio all’inizio della crisi per capire quali saranno i risultati delle politiche governative.

Nel frattempo, il settore energetico continua a registrare difficoltà. Dopo una disputa tra Arabia Saudita e Russia (che hanno entrambe permesso alle società statunitensi che estraggono petrolio di scisto di approfittare dei loro tagli alla produzione), il Brent è sceso a quasi 20 dollari al barile, l’Arabia Saudita ha aumentato la produzione di 2,5 milioni di barili al giorno (mbpd) e ha offerto sconti da 6 a 8 dollari al barile per la consegna nel mese di aprile. Circa il 60% del debito non investment grade statunitense a scadenza 2021 è delle società produttrici di scisto, che impiegano migliaia di persone in un anno elettorale. Anche i grandi operatori risentono della crisi e le banche stanno cercando di ridimensionare la loro esposizione. Il 14 aprile un accordo con l’OPEC+ per ridurre la produzione di 9,7 milioni di barili al giorno (circa il 10%) a partire dal 1o maggio ha causato un breve recupero del Brent. In effetti, l’OPEC stima una riduzione della domanda dopo il crollo causato dal COVID-19 pari a circa 20 milioni di barili al giorno. In ogni caso, i tagli concordati alla produzione dipendono dalle aziende statunitensi che producono scisto, molte delle quali raggiungono il pareggio a oltre 60 dollari al barile, e pertanto saranno costrette a cessare l’attività, in modo che i produttori dell’OPEC possano mantenere una certa disciplina. Nel frattempo, non ci sono abbastanza unità di stoccaggio di petrolio per contenere quello che arriverà sul mercato nel secondo trimestre, e questa volta la Cina non può venire in soccorso.


Note a piè di pagina:

1 Fonte: Statistia, @ECDC [205-2019] https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/download-todays-data-geographic-distribution-covid-19-cases-worldwide.

2 copyright 2020 Johns Hopkins University https://coronavirus.jhu.edu/map.html.

3 BBC News https://www.bbc.co.uk/news/uk-52275823.

Definizioni:

COVID-19 è la denominazione ufficiale dell’attuale malattia da coronavirus da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Con mercati sviluppati (MS) si intendono i Paesi con un’economia solida, ben stabilita, che pertanto si ritiene offrano opportunità di investimento più sicure e stabili rispetto ai mercati in via di sviluppo.

I Mercati emergenti (ME) sono nazioni con attività sociali o commerciali in una fase di rapida crescita e industrializzazione. A volte ci si riferisce a queste nazioni come Paesi in via di sviluppo o meno sviluppati.

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è un dato statistico economico che misura il valore di mercato di tutti i beni e i servizi finali prodotti in un paese in un determinato periodo.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è un’organizzazione internazionale composta dai vari governi nazionali, istituita per promuovere la cooperazione monetaria a livello internazionale, la stabilità e l’ordine dei rapporti di cambio.

Le obbligazioni non-investment grade, chiamate anche high yield o al di sotto dell’investment grade, sono quelle con rating creditizio BB o più basso.

L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) è un’organizzazione intergovernativa permanente, formata da 12 Paesi in via di sviluppo esportatori di petrolio, che coordina e unifica le politiche petrolifere dei Paesi membri.

L’OPEC+ ricomprende 11 membri OPEC e 10 nazioni non appartenenti all’OPEC.

Il petrolio di scisto è un petrolio non convenzionale prodotto dai frammenti di roccia di scisto di petrolio mediante pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica.

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) è un’organizzazione intergovernativa che regola il commercio internazionale.

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